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domenica 8 luglio 2012

Lunedì, se il vostro Pc è infetto non potrà collegarsi a Internet


 

Pc con Windows, ma anche Mac, tablet, smartphone. Se il vostro computer è stato colpito potrete avere una brutta sorpresa: il web non esisterà più. Anche per colpa dell'Fbi. Ecco come verificare se siete stati contagiatidal nostro corrispondente ANGELO AQUARO

NEW YORK - L'Apocalisse non può più attendere. A partire dalle prime luci di lunedì, centinaia di migliaia di computer di tutto il mondo sono a rischio infezione. Addio Internet: chiunque cercherà di avventurarsi sui siti più famosi di tutto il mondo, da Facebook ad Apple, passando per gli indirizzi perfino dell'Fbi, sarà sbattuto fuori dal world wide web. Www non più: fuori. E la cosa incredibile è che a sbatterci fuori sarà proprio l'Fbi: e per giunta per conto del tribunale di New York.

Sembra la trama di un cyberthriller e invece è realtà. E stavolta neppure la sempre più grande tribù dei Macdotati potrà ritenersi al sicuro. I computer Apple, si sa, sono molto meno esposti dei cugini rivali che girano su Windows agli attacchi dei pirati. E invece stavolta il virus è pronto colpire non solo i pc Windows e i computer della Mela ma perfino gli iPad, gli iPhone e itablet di tutti i tipi. 

La ragione è semplice: il malware ha già preso possesso dei computer infettati e scatterà appena i pc o i tablet tenteranno di collegarsi al web, agendo sull'indirizzo Dns, quello cioè che ci consente di indirizzarci per le autostrade del web. 

Ma come si è arrivati fin qui? E perché dagli Usa all'Europa nessuno può dormire tranquillo? Il Lunedì Nero dei computer arriva da lontano. È il novembre scorso quando l'Fbi annuncia di aver sgominato una pericolossima centrale di hacker che opera dalla Russia agli Stati Uniti, passando per l'Europa. I banditi sono riusciti a impossessassarsi di oltre quattro milioni di computer in tutto il mondo, mettendo su un'associazione criminale da 14 milioni di dollari. 

Non si tratta però di un 'semplice' virus che si attacca ai nostri pc trasformandoli in tanti bot, strumenti di una botnet, quella rete appunto di computer infettati che viene orchestrata dai delinquenti web per dirottarli su siti particolari o succhiare informazioni (e denaro). In questo caso il malware viene chiamato DnsChanger perché cambia appunto l'indirizzo Dns: in pratica il computer colpito naviga su un Internet parallelo disegnato dagli hacker in cui i siti non sono quello che appaiono. Cerchi un prodotto Apple? Vieni rimandato su un sito pirata. Vuoi scaricare un film da Netflix? Idem.

Quando scatta l'operazione antihacker l'Fbi è costretta così a 'ricostruire' il mondo Internet dei computer infetti mettendo in piedi una serie di server alternativi che impediscono ai pc colpiti di navigare sul web pirata. Naturalmente si tratta di una misura temporanea: decisa appunto dal tribunale di New York perché da qui parte l'operazione anti-pirateria. La misura temporanea finisce però proprio questo lunedì: 9 luglio. Da questo momento in poi, insomma, i nostri computer non saranno più protetti: ma visto che i siti pirata sono già stati bloccati, la conseguenza sarà il blocco totale di Internet. Non riusciremo più a collegarci. Black Out. Buio completo. Che fare? 

Negli Stati Uniti le grandi compagnie come At&T hanno già preannunciato di aver predisposto server di emergenza per ridirigere il traffico dei computer colpiti. E da Facebook a Google si è pure scatenata una campagna di sensibilizzazione. Basta un semplice test su un sito predisposto per l'occasione,www.dcwg.org 1 (la cui pagina italiana è curata da Telecom ed è raggiungibile a quest'indirizzo 2), per scoprire se il pc o il Mac è infetto o meno. Se il sito si illumina di verde vuol dire che il computer è pulito. Altrimenti...

Per la verità gli esperti giurano che in rete sono disponibili una serie di tool e software che permettono di ripulire il computer infetto. Ma nessuno sa ancora calcolare con esattezza quanti pc potranno essere colpiti dal blackout. Una stima della rivista specializzata PcWorld parla di 275mila computer ancora infetti in tutto il mondo. Solo 45mila sarebbero quelli a rischio negli Usa. Il che per noi è naturalmente una brutta notizia: perché molto più pericolosa sarebbe quindi la situazione dall'Asia all'Europa. Certo, insistono gli esperti, poche centinaia di migliaia di computer sono nulla rispetto ai milioni colpiti da Zeus, SpyEye e gli altri virus in giro per il mondo. E certo: saranno anche nulla. Ma sai che sorpresa se lunedì accendi il computer e scopri che l'Apocalisse si è scatenata proprio sulla tua nullità?

sabato 12 maggio 2012

LA CASSAZIONE SALVA I BLOG: "non sono stampa clandestina"





La Corte Suprema di Cassazione ha salvato i blog, stabilendo che "I blog non sono soggetti alla legge sull'editoria, quindi non hanno obbligo di registrazione e ancora meno possono essere considerati stampa clandestina." Se fosse stata confermata la condanna a carico del blogger-giornalista Carlo Ruta - condannato per stampa clandestina perché titolare di un blog non registrato come previsto per le testate giornalistiche - QUANTO STABILITO AVREBBE INFATTI "CREATO UN PRECEDENTE" RIGUARDANDO COSI' TUTTI I BLOG! 
La Cassazione ha quindi tutelato il DIRITTO DI ESISTERE dei BLOG e con essi la LIBERTA' DI PENSIERO e di ESPRESSIONE DEI CITTADINI...
Il 29 Aprile, commentando la sentenza della Cassazione che ha sancito che la retta delle R.S.A. per i malati di Alzheimer dovesse essere a carico dei Comuni e non delle famiglie, avevamo elogiato questa Istituzione, rilevando come spesso essa si esprima A FAVORE DEI CITTADINI: anche questa volta non ci ha deluso! 
I blog sono salvi (per ora...) ma la vera minaccia è rappresentata dai partiti e dal governo, tecnici compresi (vedi "La Ministra Severino contro i blog con motivazioni degne di un bambino")

Lo staff del BLOG nocensura.com
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di seguito l'articolo di tomshw.it
La Cassazione ha confermato nuovamente la differenza tra blog e testate giornalistiche. Il caso del sito "Accade in Sicilia" è chiave: il gestore era stato condannato per reato di stampa clandestina solo perché faceva informazione, occupandosi di casi di Mafia.
I blog non sono soggetti alla legge sull'editoria, quindi non hanno obbligo di registrazione e ancora meno possono essere considerati stampa clandestina. Ieri la terza sezione della Cassazione ha messo fine a una querelle legale iniziata quattro anni fa con la condanna per il reato di stampa clandestina a carico del blogger giornalista Carlo Ruta. 
Nel 2008 il tribunale di Modica e nel 2011 la Corte di appello di Catania avevano ritenuto che il blog "Accade in Sicilia", specializzato nell'occuparsi di notizie di Mafia, avesse superato i confini della legalità. La querela di un Magistrato, tirato in ballo da qualche articolo un po' troppo pungente, forse aveva contribuito a far peggiorare la situazione.
In ogni caso "il tribunale di Modica aveva ritenuto in primo grado che il blog del saggista fosse una vera e proprio testata giornalistica, e che, pertanto, da un lato dovesse considerarsi prodotto editoriale secondo quanto previsto dalla legge nl. 62/2001 dall'altro, proprio in quanto stampa periodicadovesse essere registrato presso il Tribunale competente", come spiega l'avvocato IT Fulvio Sarzana.  
La Cassazione è ritornata all'interpretazione della normativa vigente e allo spirito della stessa. Non a caso lo stesso difensore di Ruta ha svelato durante l'arringa "di aver ricevuto una comunicazione dall'On. Giuseppe Giulietti, relatore della norma sull'editoria del 2001, che gli avrebbe confermato che i blog non rientrano, né intendevano essere inclusi, nella nozione di prodotto editoriale".
L'evidenza era nella stessa relazione preparatoria alla legge sull'editoria, che chiaramente fa differenza tra prodotti editoriali, con tutte le conseguenze giuridiche del caso, e altre forme di espressione. Immaginare che i blog siano equiparabili a testate giornalistiche, insomma, era parsa una cosa illogica fin dai primi passi della vicenda.
"In casi precedenti la Cassazione ha sempre respinto l'equiparazione tra sito internet (sia pure a carattere informativo) e stampa tradizionale, rilevando l'assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media", ha commentato l'avv. Marco Scialdone, responsabile del Team Legale di Agorà Digitale. "C'è poi, secondo la Cassazione, un dato letterale insormontabile: la legge fa riferimento al concetto di stampa, concetto nel quale non può essere ricompresa l'informazione on-line".
"Purtroppo anche i tribunali sono stati spesso incapaci di applicare ad Internet delle normative che risultano oggettivamente antiquate. Non solo siamo sollevati che la Cassazione abbia respinto l'ennesimo miope tentativo di assoggettare la rete alle regole della carta stampata, ma crediamo che processi come quello di Carlo Ruta dimostrino l'urgenza che la politica italiana realizzi in modo inequivocabile riforme a favore di nuove modalità di creazione, pubblicazione e circolazione di contenuti", ha aggiunto Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale.
"Non è solo il ritardo della politica a condannare il paese ma anche i tribunali che continuano ad applicare vecchie normative ad Internet hanno una enorme responsabilità in questo senso".

martedì 18 gennaio 2011

Cinque "bufale" web sui mostri Tgcom le ha smascherate per i lettori


Hanno terrorizzato milioni di internauti. Alcuni avevano la dentatura seghettata, altri strani artigli, qualcuno succhiava pure il sangue. Sono l'evoluzione tecnologica delle comuni panzane sui mostri. Se prima a spaventare erano il mostro di Loch Ness e i vampiri, di cui si avevano poche immagini sfocate nel primo caso e una lunga tradizione orale nel secondo, adesso le orrifiche creature del XXI secolo sono iperdocumentate da immagini audiovisive e fotografiche. Ma,se la forma è cambiata, di certo non lo è la sostanza. Panzane erano prima e panzane son rimaste.

La carcassa del mostro di Montauk Era il luglio 2008 e sulla spiaggia di Ditch Plains delle amiche stavano giocando spensieratamente. All’improvviso, scorgono una strana sagoma. Si avvicinano ed ecco un essere mostruoso, morto. Le ragazzine prendono la macchina fotografica e lo immortalano per vendere gli scatti a un giornale locale. Le immagini arrivano sul web e la vicenda assume vaste proporzioni su scala mondiale. Anche wikipedia gli dedica una voce. Si moltiplicano le ipotesi sulla carcassa del mostro di Montauk. Uno degli aspetti più intriganti era la vicinanza al Centro per le malattie degli animali di Plum Island. Da lì, l’immaginazione ha cominciato a lavorare, si è pensato che la salma fosse il risultato di un esperimento malriuscito e che gli scienziati “dal cuore di pietra” l’avessero gettato nell’oceano. Altri hanno pensato a un’anomalia genetica. In realtà era solo un procione. Sebbene le argomentazioni iniziali tendevano ad affermare che le gambe fossero troppo lunghe, gli esperti, a seguito della realizzazione di calchi dentali e comparazioni delle strutture scheletriche, hanno dimostrato che il mostro di Montauk non era niente di più di una carcassa di procione in decomposizione.

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